Ex-Oviesse: Di Pasquale (PD) vede "un Brucchi dalle due facce" e Officine Indipendenti dice la sua Print
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ex oviesseAnche il quinto giorno di occupazione dei locali della ex-Oviesse non passa inosservato. Le saracinesche della struttura di Corso San Giorgio si colorano, i manifestanti annunciano corsi e laboratori in allestimento e la discussione resta viva sia sui social network sia in città. E poi c'è la politica, che in questa vicenda, per dispiacere di alcuni e per volere di altri mantiene sempre un ruolo di primo piano. A discapito della genuina richiesta di spazi culturali in una Teramo dove si tende a non valutare adeguatamente il continuo impegno di volenterose realtà più o meno grandi. Ma la politica prende il sopravvento anche oggi. E allora la parola torna a Manola Di Pasquale, consigliere comunale del PD: "Mi pare chiaro - così risponde la probabile candidata sindaco del Partito Democratico, dopo la conferenza di Maurizio Brucchi -, esistono due Sindaci e convivono in Brucchi l'uno all'insaputa dell'altro: uno decide di ristrutturare il Teatro Comunale recuperando a questo scopo anche i locali dell'Oviesse mentre l'altro, per fargli dispetto, decide di destinarli ad attività commerciali. Brucchi non può insultare l'intelligenza dei cittadini e dei consiglieri: l'affitto commerciale, le cui regole sono sancite dalla legge e parlano di una durata 6 x 6, comunque mai al di sotto dei sei anni non è compatibile con il progetto del recupero e della ristrutturazione dell'attuale Teatro Comunale".

Manola Di Pasquale accusa allora l'amministrazione comunale di fare propaganda elettorale: "Di più. L'ipotesi progettuale del recupero del vecchio Teatro Comunale esiste dai tempi della Giunta Sperandio - così si chiude il comunicato - ma l'amministrazione Brucchi si è spesa per un'altra ipotesi: quella di un project financing iniziato male e finito peggio perché mancava dei minimi presupposti logici, tecnici, ambientali, urbanistici e anche finanziari. Viene da chiedersi a quali interessi rispondesse quel progetto che, infatti, non è mai riuscito a vedere la luce per le troppe zone d'ombra che si portava dietro. Al danno la beffa visto che in quella occasione l'amministrazione Brucchi non si è fatta minimo scrupolo di buttare nel cestino le firme di 5000 cittadini che su queste scelte chiedevano un referendum. Nelle ultime ventiquattro ore è spuntato l'altro Sindaco: quello a favore del recupero del vecchio Teatro, quello democratico e partecipativo, quello che fa scegliere i cittadini. Peccato che fino ad oggi nessuno se ne sia accorto e che questa bella trovata ci sarebbe stata propinata a 100 giorni dal voto – così ha dichiarato il Sindaco – quando, affittati i locali dell'ex Oviesse per altri sei anni ci avrebbero annunciato che il nuovo Teatro si sarebbe fatto nel vecchio Teatro, nel frattempo indisponibile. Va bene la propaganda elettorale ma qui si esagera!"

Sulla vicenda ha preso posizione nelle ultime ore anche il circolo Officine Indipendenti, una di quelle "microrealtà" che da anni operano in ambito culturale e sociale sul territorio. Associazione che inizialmente aveva condiviso il percorso avviato da Teramo 3.0, movimento del quale fanno parte i promotori dell'occupazione della ex-Oviesse: "In questi giorni - si legge in una nota diramata sul sito dell'associazione - alcune persone ci hanno chiesto perchè non aderiamo all'occupazione del grande magazzino Oviesse. Questi sono i motivi. Quando abbiamo aderito alla fondazione di Teramo 3.0 abbiamo sinceramente sperato di poter iniziare un discorso progressista in una città governata dal malaffare, continuando l'attività delle Officine al di fuori della sede e con un semplice punto di riferimento, l'impegno civile, civico e politico superando la nostra soggettività e dando il nostro contributo. Abbiamo posto più e più volte quesiti politici sul progetto di città futuro, combattendo strenuamente il populismo più becero e la vicinanza a soggetti non credibili. Abbiamo abbandonato ormai da 1 anno la "boutique della rivoluzione", come la descrive il presidente di 3.0, senza rancori ma con l'impossibilità di continuare a contribuire in un progetto dove non si poteva discutere la linea perchè non avevamo finanziato l'associazione".

La posizione di Officine Indipendenti nei confronti dell'occupazione della ex Oviesse è ulteriormente chiarita nell'ultimo passaggio dell'intervento: "La nostra idea di politica è ben diversa dallo strillare qualsiasi cosa per avere le prime pagine dei giornali, dall'allearsi con chiunque in una neoestetica della contestazione dove è possibile tutto per costruire pubblicità e compensare carriere altrimenti insoddisfacenti, in grado di mercificare persino i cani randagi sul bancone della propria bancarella politica. In questa città ci sono cittadini che trovano l'Oviesse inspiegabilmente aperta per essere occupata e cittadini a cui è negato il diritto fondamentale di manifestare. Per questi motivi riteniamo che la storia di Officine Indipendenti, dopo 4 anni di solitudine dove i tutori della cultura non si sono mai degnati di presentarsi, non possa essere accostata al populismo e all'interesse di chi si movimenta per fini elettorali e senza avere neanche la sincerità e la dignità di dichiararlo a chi crede sinceramente di impegnarsi per restituire alla città un teatro anche di produzione e degno del proprio nome. Vi lasciamo con delle domande: chi sono le persone che organizzano occupazioni per la cultura, professando una nuova idea di politica richiamandosi a dei valori di onestà, coerenza ecc.? Ma soprattutto dov'erano ieri e cosa hanno fatto fino ad oggi?".
  
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