Festa di Sant’Omobono in onore del Maestro Altobrando Rapagnà, decano dei sartori italiani ICON_SEP Print ICON_SEP
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sartoriL'Accademia Nazionale dei Sartori di Roma, su invito dell'Assosarti Teramo, conferisce al decano dei sartori italiani, il Maestro Altobrando Rapagnà, classe 1909, il Diploma accademico onorario consegnato dal Presidente Sebastiano Di Rienzo e dal Consigliere nazionale Domenico Facciolini, vincitore delle Forbici d'Oro e del XXIX Congresso Mondiale dei Sarti a Parigi. Alle soglie del suo 106mo genetliaco, il Maestro Sarto Altobrando Rapagnà è stato premiato, Domenica 16 Novembre 2014, nel suo paese natale di Montepagano di Roseto degli Abruzzi (Te), dopo la Santa Messa, in una suggestiva conviviale al Ristorante "Il Grottino", in occasione della festività di Sant'Omobono, Patrono dei sarti, alla presenza dei delegati regionali accademici Franco Mariani e Luciano Morelli. Tutti conquistati dalle prelibate pietanze della migliore tradizione gastronomica aprutina e dalla cortese amichevole cordialità. Altobrando Rapagnà, nato il 4 Febbraio 1909, da sempre maestro dell'ago e filo per generazioni di sarti artigiani di bottega, attorniato dai familiari e dai sartori abruzzesi e marchigiani, contentissimo del riconoscimento, ha ringraziato tutti, invitando i colleghi alla festa del prossimo anno. Sebastiano Di Rienzo, Presidente dell'Accademia Nazionale dei Sartori, nel suo indirizzo di saluto, manifesta grande stima e cordialità. "In occasione dei festeggiamenti del Patrono della nostra categoria S. Omobono – dichiara il Presidente Sebastiano Di Rienzo – desidero farti i miei più vivi complimenti per l'impegno associativo che sempre dimostrate nei confronti della nostra categoria. Un caro saluto al longevo Maestro Sarto, Altobrando Rapagnà, che ci ha onorato della sua presenza e a tutti i sarti abruzzesi e marchigiani presenti all'incontro. La nomina a Socio Onorario dell'Accademia vuole essere un riconoscimento ad Altobrando Rapagnà per aver vissuto di Sartoria: egli ha fatto vivere il su misura grazie alla sua nobile Arte del Bel Vestire. Un padre dell'ago e filo che con cura ha dimostrato negli anni di amare il lavoro del sarto contribuendo, di fatto, allo sviluppo dello stesso ed all'accrescimento di un bagaglio culturale che si tramanda nel tempo. Auguri vivissimi e ancora grazie!". La festa dei sarti è un'occasione speciale per riscoprire i valori di un mestiere, o meglio di un'arte, quella sartoriale dell'ago e del filo, purtroppo oggi in via di estinzione. Sono pochissime le botteghe artigiane ancora aperte sul territorio. Oltre ad essere patrono di Cremona, Omobono Tucenghi (prima metà Secolo XII – 13 Novembre 1197), la cui festività religiosa si celebra il 13 Novembre, è protettore di mercanti, lavoratori tessili e sarti, come ricorda Régine Pernoud nel suo libro "Storia della borghesia in Francia. Dalle origini all'inizio dell'età moderna". Omobono fu commerciante di stoffe stimatissimo in città. Era abile negli affari e ricco. Ma il denaro, nella sua concezione della ricchezza, vista non fine a se stessa, per Omobono era per i poveri. Un principio "fondamentale" cristiano, una norma etica e morale insegnata da Gesù nelle Beatitudini, che dovrebbe far riflettere chi di dovere in questi tempi. L'azione di Omobono Tucenghi lo portò ad essere un testimone autorevole in tempi di conflitto tra Comuni e Impero. Cremona era con l'Imperatore. Quando morì d'improvviso, il 13 Novembre del 1197 durante la celebrazione della Santa Messa, dopo la preghiera notturna nella chiesa parrocchiale di Sant'Egidio, subito si diffuse la sua fama di santità. Innocenzo III lo elevò agli altari già due anni dopo. Nell'Ottobre del 1198 il Vescovo di Cremona, Sicardo, insieme a una delegazione di cui faceva parte anche il parroco di Sant'Egidio, Osberto, dal 1177 confessore e direttore spirituale di Omobono, si recò a Roma per chiedere la beatificazione di Omobono a Papa Innocenzo III, che la concederà con la bolla "Quia pietas" del 12 Gennaio 1199. Il 25 Giugno 1357 la salma di Sant'Omobono fu trasferita in Cattedrale: la testa deposta nella cappella della Sacra Spina, gli altri resti in un'arca marmorea nella Cripta sotto l'Altare Maggiore. Papa Urbano VIII con la Costituzione Universa del 13 Settembre 1642 stabilì la riduzione delle feste di precetto. Si invitarono quindi le città e le diocesi a scegliere come giorno festivo e di precetto il giorno di uno solo dei molteplici santi che nel corso dei secoli erano stati eletti patroni. Così, affidando il Papa l'elezione ai Consigli Generali delle città, quello di Cremona si riunì il 13 Gennaio 1643 e si incaricarono i nobili Cesare Vidoni e Baldassarre Sozzi di redigere un resoconto della vita e dei miracoli dei santi patroni Imerio, Omobono, Marcellino e Pietro. La discussione si prolungò fino al 7 Settembre 1643. Celebrata al mattino la Messa dello Spirito Santo, verso sera, radunato il Consiglio, letta la relazione dei due incaricati, si passò alla votazione: due voti per Imerio, trentasette per Omobono, cinque per Marcellino e Pietro. Fu scelta così come festività patronale cittadina di precetto la festa di Omobono. Nel 1997 l'allora vescovo di Cremona, Mons. Giulio Nicolini, fece effettuare una ricognizione canonica delle reliquie del Patrono. Venne anche effettuata una ricostruzione visiognomica che fu impressa su una maschera argentea collocata a protezione del teschio del Santo. Sant'Omobono è patrono della città di Cremona con S. Imerio e i Santi Marcellino e Pietro, mentre, insieme a Santa Maria del Fonte, è patrono della Diocesi di Cremona. Un santo sarto, un santo laico, un santo imprenditore, un santo commerciante del ramo tessile posto sugli altari ottocento anni fa. Venerato oggi anche come protettore delle partite Iva. Sant'Omobono riposa nel Duomo di Cremona. La festività intende far riscoprire che cosa significa per i sarti onorare la massima professionale (o meglio, il loro giuramento!): "Un abito su misura è solo a misura d'Uomo". In Abruzzo, quando si parla di ago e filo, la memoria corre subito al grande maestro accademico Gaetano Tritapepe, una delle più brillanti firme della sartoria italiana, scomparso qualche tempo fa. Famoso in Italia e in tutto il mondo, Gaetano seguì le orme di suo padre, il talentuoso Pasquale Tritapepe. "L'Italia con la scomparsa del carissimo amico Gaetano Tritapepe perde uno dei pionieri della Sartoria nazionale: uomo colto, buono e un validissimo collega, il Maestro accademico Gaetano Tritapepe sarà sempre nei nostri cuori", ricorda il Cav. Domenico Facciolini. Tutto ebbe inizio centosei anni fa. Proprio nel 1909 il giovane e talentuoso maestro Pasquale Tritapepe elesse come sua patria Castellamare Adriatica, l'attuale Città di Pescara. Nato il 5 Aprile 1890 ad Atri (Te), conseguì ben presto un conclamato successo a Roma, dove si era trasferito da adolescente. Famoso per il suo spirito schietto e vitale, artista del taglio e genio del cucito, Pasquale si conquistò ben presto l'epiteto di "Principe", in virtù anche dei servigi prestati a Casa Savoia. La seconda generazione di maestri sartori passò poi il testimone al figlio Gaetano (Nino) che ereditò l'attività nel 1951, animato per oltre 50 anni dallo spirito del padre. Da tutti riconosciuto quale indiscusso "Arbiter Elegantiarum", tanto da essere insignito dall'Accademia Nazionale dei Sartori del prestigioso Premio "Vita Di Sarto" nel 1999. La terza generazione della prestigiosa firma Tritapepe, trova il suo approdo in tre giovani talentuosi sarti pennesi che entrano giovanissimi alle dipendenze della Ditta Brioni (famosa anche per aver vestito, presidenti, re, regine e l'agente segreto 007 James Bond al servizio di Sua Maestà Britannica) di conclamata risonanza nazionale ed internazionale. Appassionati del mestiere di sarto artigiano, i tre seguono con zelo e determinazione i corsi di specializzazione di taglio e cucito, ottenendo consensi e favori dai Maestri Accademici che li seguono, tanto da ricoprire ruoli delicati di responsabilità e precisione nei vari reparti per la messa in opera dei loro abiti su misura. Nel Settembre 2006 il desiderio di immortalare un marchio di indiscussa e peculiare fama, si concretizza in un incontro speciale dei tre pennesi con il Maestro Gaetano Tritapepe. Che "adotta" la competenza e la vocazione dei tre giovani allievi Andrea Cocchini, Angelo Saraceni, Gianluca Petronio dell'Accademia Nazionale dei Sartori, la più antica Università dei Sarti, fondata per volontà di Papa Gregorio XIII. Il felice e fortunato sodalizio nasce sulle ali della competenza e dell'entusiasmo della Famiglia Tritapepe. La comune passione e l'intraprendenza di tradurre le competenze acquisite in un progetto autonomo, vengono recepite e concretizzate dal nobile e disinteressato animo del maestro Gaetano Tritapepe. Il quale cede ai tre talentuosi giovani l'attività, convinto che il marchio familiare oltrepasserà finalmente il traguardo del secolo e della nazione, nello spirito e nella vocazione del capostipite. All'insegna dell'evoluzione del taglio. Perché la moda è una scelta di stile, "vestita" sulla persona, non esclusivamente ai tempi. Nelle sartorie su misura, solo chi si ama si veste magnificamente. Ed allora, asole rigorosamente a mano, accortezza in ogni piccola rifinitura e particolare, attenzione anche alla proposta dei tessuti accuratamente ricercati, per dare un tocco di personalità ad ogni abito, materialmente cucito addosso a chi deve vestirlo. I maestri sarti lavorano nelle nostre botteghe artigiane per creare la ricchezza reale in Italia e nel mondo. Tutti ricordano il grande successo conseguito a Parigi dal maestro Domenico Facciolini al 29.mo Congresso Mondiale dei Maestri Sarti, nel 2003. Suo fu il primo premio che la Giuria internazionale volle assegnare all'abito italiano su misura (attualmente a Parigi) più originale, elegante e perfetto nel taglio e nel cucito: una vittoria che il mastro Domenico Facciolini, firma dell'alta moda abruzzese, condivide nel mondo soltanto con pochi altri colleghi. Il Congresso mondiale dei maestri sarti è un evento prestigioso che si svolge con l'attiva partecipazione di maestri sarti artigiani provenienti da tutto il mondo. La sua prima edizione si svolse a Bruxelles nel 1910 con la partecipazione di 250 Maestri Sarti di 15 Nazioni. Durante il Congresso venne istituito il Comitato esecutivo internazionale della Federazione Mondiale dei Maestri Sarti, presieduto dal fondatore Jacques Frickx, eletto presidente della Federazione, stabilendo anche la cadenza biennale del Congresso. Che, tuttavia, nei primi anni non fu rispettata a causa della Prima Guerra Mondiale e della generale recessione economica del 1929. Per i successivi Congressi mondiali dobbiamo attendere il 1937. All'epoca si svolse a Parigi alla presenza di un centinaio di maestri sarti. Poi a Zurigo nel 1939. Poi a Londra nel 1950, dove si svolse il quarto Congresso mondiale dei maestri sarti. Da quella edizione in poi il Congresso ha proseguito il suo percorso naturale durante gli anni seguendo la cadenza biennale stabilita nel corso della sua prima edizione, riscuotendo sempre più successi e mantenendo un ruolo fondamentale nel panorama degli eventi che vedono coinvolta l'alta sartoria internazionale. Le città che negli anni hanno ospitato il Congresso sono diventate per l'occasione crocevia di alta moda e cultura, fornendo un magnifico sfondo scenografico alle passerelle dalle quali si sono potute ammirare creazioni uniche di alta fattura sartoriale, realizzate da maestri sarti provenienti dai vari Paesi, ciascuno con il proprio bagaglio culturale e sociale, ma uniti dalla passione per uno dei mestieri più antichi, più nobili e più belli del mondo. Il 34° Congresso svoltosi a Roma nell'Estate 2011, è stata l'occasione per festeggiare il 100° Anniversario della Federazione Mondiale dei Maestri Sarti. Non solo. La Presidenza mondiale il 9 Agosto 2011 elesse Mr. Kim Yong-Earn della Corea del Sud, nuovo Presidente mondiale per il successivo quadriennio. Per salvare l'Alta Sartoria su misura delle nostre botteghe artigiane italiane, del Made in Italy sartoriale che crea la ricchezza reale, è giusto che si facciano avanti giovani volenterosi con la voglia seria di imparare a maneggiare ago, filo, metro e forbici. Ma è altrettanto giusto che lo Stato e l'Europa facciano finalmente la loro parte nei nostri territori, con la Scuola, le Start Up e l'Università. "In un momento in cui tutti parlano di crisi – fanno sapere i maestri sartori accademici – noi vogliamo dare fiducia ai giovani, aiutandoli ad avvicinarsi ad un lavoro impegnativo ma ricco di soddisfazioni. Vogliamo offrire a una nuova generazione di aspiranti sarti la possibilità di seguire le orme degli antichi maestri". Forte del suo glorioso passato, l'Accademia Nazionale dei Sartori di Roma, guarda al futuro, grazie alla Chiesa Apostolica che giustamente riconosce nei giovani (Magistero, Gmg, Congressi Eucaristici, Cei, Associazionismo cattolico) la speranza di un avvenire migliore, più prospero per tutti, più umano, più naturale, più normale, più divino, più esaltante. Alle nuove leve che sono sempre più scarse in questo settore artigianale, è affidato il futuro dell'alta sartoria italiana. Per attirare i giovani nelle botteghe artigiane, per dimostrare quanto si possa imparare seguendo l'insegnamento dei più esperti, bisogna sapere ascoltare. "Il sarto – osserva il Presidente – ha da sempre rappresentato quel elemento di equilibrio tra la contemporaneità e la tradizione, dove l'eleganza è soprattutto personalità. Questo equilibrio è sempre stato per i maestri sartori un punto di forza nella continua valorizzazione del grande impegno artigianale. I valori protetti e sostenuti dall'Accademia sono l'eccellenza della tradizione sartoriale italiana e il lusso di sentirsi unici, indossando un abito tagliato e cucito su misura". E poiché l'alta sartoria italiana è diventata lo status symbol di James Bond che veste l'impeccabile smoking nero con rifiniture in ottomana di seta, bottoni speciali in corno e revers a lancia ricoperti di grosgrain, potete immaginare le potenzialità di un'arte sapienziale su misura che unisce popoli e culture di tutta la Terra. Antichi e nuovi pezzi della nostra moda e della nostra storia debbono e possono risorgere in aziende formato famiglia naturale che trovano nelle nostre città il cuore dei loro dettagli, tanto da dotarsi in alcuni celebri casi di uno chef Master Tailor, ossia del capo-sarto pronto a girare il mondo per arrivare in casa dei clienti sempre più facoltosi, ricchi, esclusivi e speciali (principi arabi compresi), attratti dalla qualità, dalla cortesia e dall'eleganza che solo il sarto d'Italia sa dedicare a un abito su misura, opera d'arte e d'ingegno. Mediamente per fare un vestito servono dalle 18 alle 22 ore, dai 5 ai 7mila punti a mano e fino a 220 passaggi di lavorazione dei quali solo 80 di stiratura. La perfezione, dunque, è di casa nelle nostre botteghe artigiane. Il nostro Made in Italy sartoriale territoriale, è tradizione, esclusività, appeal di marchio d'altissima gamma, unico e prestigioso, con fortissime potenzialità nei mercati emergenti, soprattutto asiatici ed arabi, dove l'abbigliamento maschile di lusso cresce a ritmi importanti. La moda italiana è davvero la prima nel mondo perché i nostri maestri sarti di bottega eccellono in preziosità dei materiali, leggerezza, comfort insuperabili. I giovani italiani trovano già la giusta cornice per creare nelle loro città il proprio futuro sui pilastri dei loro maestri fondatori, celebrando l'eccellenza di abiti da uomo e da donna fatti a mano con l'esclusività e l'ottimo servizio che li contraddistingue in un'atmosfera sempre conviviale. La storia dell'alta moda si ricostruisce e confeziona sugli abiti e sui loro creatori, i sarti e le sarte, ma anche sui bozzetti, sui cartamodelli, sulle stoffe, gli atelier e le imprese, che alimentano documenti, testimonianze e creazioni stilistiche. Per studiare quella del secolo scorso è nato il progetto "Archivi della Moda del '900". In diverse regioni italiane si tengono dei seminari per accendere i riflettori sul territorio, raccogliere materiale nuovo e mettere in evidenza le eccellenze tipiche di ogni parte d'Italia. Se i sarti abruzzesi e marchigiani nel mondo dell'alta moda si sono resi protagonisti di un clamoroso successo convincendo nobili, attori hollywoodiani, magnati americani e tutti gli amanti della bella tradizione italiana, a passare all'Italian Style, allora c'è una Speranza, sicuramente razionale e dominante, di risurrezione economica, morale, etica, politica, sociale e culturale. Come si evince dagli "Archivi della Moda del '900", un progetto nazionale il cui obiettivo è di recuperare e valorizzare l'immenso patrimonio della moda italiana, i fatti positivi superano di gran lunga ogni più rosea aspettativa. Il progetto è elaborato dall'ANAI e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Direzione Generale per gli Archivi e Direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali ed il diritto d'autore e Direzione Generale per l'organizzazione, gli affari generali, l'innovazione, il bilancio ed il personale) con il coinvolgimento di numerose e prestigiose istituzioni. Nasce da un'esigenza conoscitiva e conservativa verso un'eredità e un'identità a rischio di dispersione, ma oggi più che mai elemento vitale per la promozione e l'innovazione del Made in Italy. Gli archivi sono autentiche miniere di informazioni per la ricostruzione della Storia di molte aziende del settore e il progetto si propone di conoscerli e salvaguardarli per una coraggiosa ricognizione del Sistema Moda, sullo sfondo delle capitali della moda in Italia e nel mondo: da Firenze a Milano, da Roma a Parigi, da Londra ad Anversa, da New York a Tokyo. Un'intensa attività di ricerca, censimento e informatizzazione degli archivi è in corso in varie Regioni (Lombardia, Toscana, Lazio, Piemonte, Campania, Emilia-Romagna, Veneto, Liguria, Puglia, Abruzzo, Sicilia) con il coordinamento delle Soprintendenze archivistiche del MiBAC. A quest'attività si affianca l'organizzazione di seminari tematici realizzati dall'ANAI, per far emergere le diverse specificità territoriali e rendere fruibile un ampio spettro di fonti. L'antica Università dei Sartori, fondata per volontà di Papa Gregorio XIII nell'Anno del Signore 1575, ebbe la sua prima sede in vicus Jugarius, attuale via della Consolazione, alle falde del Campidoglio dove sorgeva la chiesa di S. Omobono, tuttora esistente e luogo di culto dei Sartori cristiani. Eretta sulle fondamenta di un tempio romano, risalente al VI Secolo avanti Cristo, la chiesa di S. Omobono, già di S. Salvatore in enfeteusi perpetua, in precedenza era stata sede dell'Ospedale della Consolazione. Edificio più volte distrutto e ricostruito, ha subito numerosi restauri, in particolare nel 1137, 1197 e nel 1574. Proprio il 30 Agosto 1574, l'attuale chiesa S. Omobono venne data come sede, sociale e religiosa, alla Corporazione dei Sartori per atti dei notari Pichinosi e Marchesi. L'Università dei Sartori, ivi collocata, iniziò la sua attività il 5 Gennaio 1575 con corresponsione, allo Stato Pontificio, di un canone annuo di 20 scudi e di 20 libbre di cera lavorata. Negli anni a seguire, la sede dei Sartori fu nuovamente restaurata: nel 1616 per la munificenza del ricco sartore Salvatore Lorenzo Lini e nel 1767 per opera dei Sartori stessi. Nel 1801 tutte le corporazioni, compresa quella dei Sartori, vennero soppresse per volontà dell'allora Papa Pio VII, con la conseguente chiusura dell'Università. Tale fatto non cambiò in ogni caso l'amore della categoria per la loro chiesa e sede: infatti i lavori di restauro eseguiti nel 1877 furono a spese della Congregazione dei Sartori. Nel 1938, durante il periodo fascista, la chiesa venne restituita ai sarti e dal 1940 al 1942 fu anche restaurata a spese del Comune di Roma. Nel 1947 l'intraprendente maestro sartore Amiecare Minnucci pensò di continuare la tradizione dell'Università dando vita all'attuale Accademia Nazionale dei Sartori. La Storia della Chiesa, come lo era stata per l'Antica Università, diviene di nuovo parte della vita dei Sartori e della storia dell'Accademia. Richiesta come sede religiosa dal Comitato Promotore dell'Accademia, la chiesa di S. Omobono venne definitivamente restituita ai sarti nel 1951, dopo aver corso il rischio di essere demolita per fare spazio al Museo delle Corporazioni. Era stata salvata dalla demolizione, per l'interessamento dell'allora Consulente dell'Urbe, Giuseppe Ceccarelli. Nel 1948 dopo 373 anni dalla fondazione dell'Antica Università, non sarà più l'edificio di S. Omobono ad ospitare i Sartori. Sarà prima sede dell'Accademia un locale in piazza S. Silvestro, dove sarà deciso, tra l'altro, di presentare nel 1956 la prima sfilata di moda promossa dall'Associazione, dando così vita a quel famoso Stile Accademia che tanti successi avrebbe riscosso in ogni parte del mondo. Nel 1960 la sede venne trasferita in via Due Macelli, nel 1967 in Largo dei Lombardi e nel 2013 in via Boncompagni, al civico 93, dov'è tuttora operante per il bene di tutti gli Italiani. Oggi la nomina a Membro dell'Accademia del Sarto avviene dopo un esame approfondito dei meriti da questo acquisiti durante la sua vita di lavoro. Elemento essenziale è che egli abbia una buona reputazione professionale, raggiunta attraverso un lavoro esercitato con passione seguendo l'evoluzione della moda sartoriale artigiana. Viene preso in considerazione anche il comportamento sociale e l'opera svolta, durante gli anni di lavoro, nel trasmettere disinteressatamente alle giovani leve le esperienze acquisite affinché la Sartoria artigiana continui ad affermarsi in Italia e all'estero. Per l'ammissione all'Accademia, l'interessato deve presentare il modulo della domanda che richiede il curriculum. Tale domanda deve essere firmata dal Delegato Regionale e da due Membri dell'Accademia i quali garantiscono quanto in essa dichiarato. La domanda deve pervenire alla Presidenza dell'Accademia, che dopo un esame, chiederà il parere del Delegato Regionale il quale sarà tenuto a raccogliere tutte le informazioni necessarie sul comportamento sociale e sui requisiti del candidato. L'Accademia Nazionale dei Sartori intende inserire nel proprio "organico" nuovi giovani sarti, Accademici Junior, per avviarli in quello che a tutt'oggi è un percorso arduo ma ricco di soddisfazioni sia a livello personale sia professionale. Si vuole così creare anche un ricambio generazionale, consentendo alle nuove leve di avvicinarsi il prima possibile ad una delle più alte forme di artigianato, per poterne poi carpire i segreti da tramandare alle generazioni future. Quello che i Maestri Sarti custodiscono è infatti un patrimonio che non va assolutamente sprecato, bensì arricchito di nuove esperienze e soprattutto trasmesso ai propri figli. Così come loro da giovani sono stati introdotti in questo affascinante mondo, è giusto che i nuovi giovani siano altrettanto aiutati a farlo. E questo all'unico scopo di assicurare alla Sartoria italiana tutta, ed in modo particolare all'Accademia Nazionale dei Sartori, una continuità sia in termini di qualità sia di quantità. L'Accademia è alla ricerca di giovani sarti con età massima 35 anni, che abbiano la voglia di imparare un'Arte che dia loro modo di esprimersi nelle più svariate forme. Sono invitati a fare parte di questo progetto, anche i partecipanti dei concorsi per giovani sarti tenuti negli ultimi anni. Le collezioni dei sarti italiani presentano un mix di artigianalità e innovazione per diventare sempre più un autentico progetto estetico, sicuramente al passo con i tempi del capolavoro cinematografico Interstellar. Il grande regista Christopher Nolan, per la sua Epopea di Asimov, potrà attingere a un vasto tesoro! E dopo la conferma ufficiale di RomaAltaModa e il successo a livello internazionale, l'Accademia porta in passerella di nuovo le sue collezioni alla platea mondiale per affermare il suo stile e la sua formula creativa. La novità del 2014-15 vede protagonista, tra gli altri, anche l'abito per il clero e i religiosi, rivisto nei dettagli e nel disegno classico. Gli Accademici hanno voluto inserire nella loro collezione questa "opportunità" quale testimonianza di un modo diverso di interpretare lo stile in tutti gli ambiti. Anche in quello della sartoria ecclesiastica. E, allora, perché no in quella fantascientifica d'autore? Il Concorso Nazionale Forbici D'Oro è il riconoscimento tradizionalmente conferito da sarti all'artigiano che ha saputo mettere in risalto lo stile, la capacità tecnica, l'estro creativo e il rigore formale della sartoria su misura. In passerella le collezioni primavera-estate ed autunno-inverno, ovvero l'eccellenza tutta italiana che con il suo "fatto a mano" di qualità continua ad detenere il ruolo di leadership nel tessile impegnandosi a diffondere e divulgare la conoscenza delle tecniche e delle produzioni tipiche nonché dei requisiti di manualità e professionalità, insiti nelle lavorazioni tradizionali di qualità. Le Forbici d'Oro è un premio che ha l'obiettivo di mantenere alto di prodigio del Sarto italiano nel mondo, per richiamare l'attenzione del pubblico sulla migliore qualità della creazione artigiana, e l'interesse dei giovani in cerca di lavoro vero. I larghi consensi, che nelle scorse edizioni ha riscosso il Concorso, costituiscono la testimonianza delle sue indiscusse capacità di consentire l'affermazione di tanti giovani sarti. Esso assicura al vincitore un sicuro riconoscimento valido per tutta la vita, offrendo ai finalisti la possibilità di vincere un importante premio e di incontrarsi per confrontarsi con i colleghi di tutta Italia. L'Accademia Nazionale dei Sartori, istituisce ed organizza anche il Concorso nazionale "Manichino d'Oro" dedicato alla sartoria femminile, dal 2001 con cadenza biennale. Il Concorso vuole coniugare l'alta capacità artistica sartoriale e modellistica con l'estro creativo, espressione dell'alto valore artigianale e della capacità artistica italiana. Su invito della Commercio Industria Agricoltura e Artigianato di Roma, l'Accademia ha partecipato al progetto Italian Business Park di Tianjin in Cina, iniziativa della Municipalità di Tianjin, volta a valorizzare a fini culturali aziende italiane interessate al mercato cinese . Nel corso della Settimana dello stile italiano si è svolta una sfilata di moda maschile e femminile, con annessa un'esposizione di modelli "su misura" realizzati dai sarti accademici, ed anche il Concorso di Alta Sartoria maschile "Gregorio Luzzi" che ha visto la partecipazione di numerosi sarti cinesi, ottenendo un largo consenso tra le istituzioni locali. Gli Accademici sono famosi in tutto il mondo grazie anche alla pubblicazione annuale della rivista bilingue (italiano-inglese) di moda sartoriale Stile Accademia.

© Nicola Facciolini 
  
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