Cronaca di una morte annunciata: “Teramani per il basket”, Pellecchia e la Serie A che se ne va | Stampa |
Mercoledì 11 Luglio 2012
teramani-basket5Proviamo a riassumere in due parole. Il senso della conferenza stampa indetta in mattinata dal comitato "Teramani per il basket" è che non si può portare in giro per l'Italia il nome di una città se alla base del progetto l'esigenza più forte è quella di ripianare debiti pregressi di un imprenditore. Seppur questo imprenditore è il presidente del Teramo Basket. Poi c'è dell'altro dietro questo incontro. In conferenza si è fatta la cronaca degli ultimi istanti di vita dell'attuale società, dei buoni propositi di una nuova realtà di basket costituitasi venerdì scorso e del come si è tentato di mantenere in vita fino all'ultimo un patrimonio come la Serie A. Tentativo definitivamente naufragato nelle ultime ore. Sabato il Consiglio Federale ratificherà infatti la scomparsa del Teramo Basket e da settembre la prima realtà cittadina di pallacanestro diventerà quindi il Penta Basket Teramo, squadra militante nella C Regionale. Al desolante (dopo 10 anni di basket professionistico questo aggettivo è quantomai appropriato) scenario che si va defilando si è arrivati seguendo un percorso che nelle ultime settimane ha visto protagonisti anche i membri del comitato "Teramani per il basket", tifosi che hanno a cuore solo la pallacanestro e non hanno "patrocini" politici o d'interesse economico alle spalle: "Addirittura nelle ultime ore – precisa uno dei membri, Luigi Di Paolo – qualche sito web ha montato una campagna denigratoria nei nostri confronti associando la nostra azione a una copertura per un personaggio di riferimento della passata gestione del Teramo Basket. Considerazioni ridicole e senza fondamento". Una delle tante storie raccontate oggi.

Ma la vicenda più interessante riguarda l'attuale Teramo Basket. E le ultime vicissitudini: "Circa due mesi fa – racconta Piero Assenti, altro membro del comitato – siamo entrati in azione e ora parliamo di un epilogo che non avremmo voluto vivere. Ci abbiamo provato fino a due giorni fa, poi le ultime speranze sono crollate. L'impresa è così fallita. Ma la situazione debitoria e la diffidenza del mondo imprenditoriale verso il Teramo Basket sono stati fattori determinanti in negativo. Abbiamo messo in piedi un progetto, un consorzio di aziende che avrebbe espresso un membro nel cda e sfruttato il brand Teramo come volano promozionale. Una società nuova e basata su organizzazione e pianificazione differenti dalle passate gestioni. Avevamo avuto riscontri positivi grazie anche a Confiundustria Teramo, al sindaco Brucchi e ad altre personalità istituzionali del territorio come il segretario alla presidenza del consiglio regionale Enrico Mazzarelli o il senatore Paolo Tancredi. Tutte persone che ringraziamo per il sostegno". Un progetto che ha avuto anche sponda da parte della famiglia Pellecchia: "Abbiamo subito coinvolto l'attuale società – precisa Assenti – ma l'atteggiamento interlocutorio, caratterizzato da prese di posizione, ripensamenti, correzioni in corsa e tentennamenti in momenti cruciali, ci è stato di fatto da ostacolo. Avevamo 10/15 aziende dalla nostra parte e se avessimo avuto altri tempi tecnici si potevano porre le basi per un futuro, come sta accadendo in tante altre realtà italiane di basket in Serie A".

di-paolo-assentiMa in cosa ha sbagliato Pellecchia, viene da chiedersi a questo punto: "Sappiamo che a giugno scorso – riprende la parola Luigi Di Paolo – Pellecchia si è in un certo senso ritrovato a dover guidare il Teramo Basket per le note vicissitudini. Ma la gestione è stata sempre mirata al tentativo di ripianare la pesante situazione debitoria. E questo ha portato a conseguenza disastrose. Fino ad arrivare alla richiesta alla Tercas di favorire un'operazione imprenditoriale per poi riversare parte di un potenziale guadagno nelle casse del Teramo Basket. E i mesi passavano fino a che non si è arrivati a una pesante penalizzazione, che versando 24.000 euro entro i termini poteva essere almeno dimezzata. E poi, i decreti ingiuntivi dei giocatori che hanno alzato l'entità della fidejussione per il prossimo anno a 350.000 euro. Elementi che hanno reso ancora più arduo dare sostanza alle nostre intenzioni. Pellecchia è stato solo perchè ha scelto di stare da solo". Tutto sembrava quindi finito il 5 luglio, scaduti i termnini per garantire la fidejussione. E invece, da Treviso viene fuori un'idea che il comitato, spinto dal sindaco Brucchi, prova a portare a termine. L'art 128 (comma 5) del Regolamento Organico della Fip lascia aperta la porta a uno scambio di titoli fra società della stessa area geografica. E qui entrano in scena, Marco Cufari, Marco Marrancone, Ennio Abbatescianni, Fabio Nardi e Luigi Di Paolo. Innanzitutto tifosi, gente che vive di basket e che chiamati a fondare una srl in una giornata hanno risposto: io ci sto! E' accaduto venerdì scorso, ma a quel punto la Tercas avrebbe dovuto impegnarsi come aveva lasciato intendere qualche settimana fa previa presentazione di un progetto valido. Questo rinnovato impegno non c'è stato.

Inoltre, un avvocato avrebbe dovuto predisporre la richiesta alla Federazione, motivandola e sentendosi pronto a portare avanti una battaglia legale: "Era un'impresa disperata – chiudono Piero Assenti e Luigi Di Paolo – ma abbiamo voluto provare lo stesso. Abbiamo anche sondato gli umori in Federazione ma la città si è costruita una reputazione negativa in certi ambienti e quindi non avevamo speranze di riuscire nel nostro intento. Il consorzio avrebbe portato in dotazione 700/800 mila euro ma le spese nell'immediato andavano coperte dall'attuale società, che invece da febbraio non ha sborsato più un euro. Dopo la sottoscrizione del mutuo di circa 5 milioni di euro con la Banca Tercas, l'unico protagonista di questa storia a uscire senza danni, si è arrivati a giugno con circa 2milioni e 300 mila euro di debiti. Negli ultimi mesi Pellecchia non ha trovato sponsor. E ricordiamo che in 8 anni la società ha contratto un milione di euro di debiti per stagione. Una gestione fortemente criticabile. Con questi presupposti era difficile agire, però ci abbiamo voluto provare. Il Teramo Basket poteva diventare una sorta di laboratorio territoriale di imprese che sfruttano un veicolo promozionale di livello nazionale. In tutt'Italia Teramo era conosciuta per il basket, e ora?". E con questo ennesimo interrogativo finisce una storia nella quale perdono un po' tutti. La gestione della società presieduta da Carlo Antonetti, la gestione della società presideuta da Lino Pellecchia e la passata gestione della Banca Tercas. Ma cosa ancor più grave è Teramo a perdere. Una Teramo che persa la Serie A (come tante altre eccellenze del territorio), dovrà ora dimostrare negli anni di poter nuovamente dare gambe ai sogni.

Paolo Marini
  
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