| Ivan D'Antonio e l'arte di far vedere la musica |
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| Sabato 28 Gennaio 2012 14:03 |
Scrivo con grande soddisfazione quello che sto per scrivere. Una soddisfazione derivata dall'aver negli anni cristallizzato come "provinciale" spesso faccia rima con "superficiale". E al contempo di aver rivalutato l'accezione "di provincia". Vale per una storia come per una persona, essere di provincia aggiunge spesso una sfumatura di originalità a quello che l'arte in genere propone, un sapore differente che merita evidenza. In un ambiente di provincia, dopotutto, i talenti (e ce ne sono in ogni campo artistico) si scoprono, non si inventano. Non c'è marketing, stile studiato a tavolino, investimenti che tengano. Il contesto di provincia filtra l'attività di estrose e valide "menti" in maniera genuina, come una grande città non saprebbe fare. La noia o la gioia che esprime un milanese doc non può essere raccontata come lo farebbe un teramano doc. Stessa sarà la sostanza, diversa la forma. Il "loser" è un affascinante perdente ai margini dell'Impero, depresso in contesti metropolitani. Perchè viviamo una quotidianità che genericamente quantifica il valore della propria arte utilizzando come parametri il successo di massa o il numero di apparizioni in tv. Ma in quel caso, è più utile vedere come portano i capelli Borriello o Ibrahimovic, sapere in che spiaggia d'Italia vanno in vacanze la Hunziker e Belen e seguire le indicazioni.Ho fatto questa introduzione per spiegare come mai ho sentito il bisogno di chiacchierare virtualmente con Ivan D'Antonio, talento audiovisivo che merita di essere conosciuto meglio. Anche perchè vive dietro l'angolo, a Montorio per la precisione. Tanti ragazzi della zona che suonano, dipingono, smanettano con programmi di grafica, forse già lo conosceranno. Io ho avuto modo di imbattermi ultimamente in due dei suoi ultimi lavori. Ma ne parliamo con calma. Prima facciamo raccontare per sommi capi a Ivan come ha passato i primi 29 anni della sua vita: "Vengo, per fortuna, da una famiglia dove l'arte, in diverse forme, è stata sempre molto presente ed i primi stimoli sono arrivati parallelamente tra arte visiva e musica. All'età di 5 anni ho cominciato a realizzare i primi disegni ed ho preso per la prima volta in mano degli strumenti musicali. In effetti, ancora oggi, le due arti convivono in quello che faccio e, dopo tanti tentativi per intraprendere una strada unica, ho capito che l'una non poteva prescindere dall'altra. Intorno agli 8 anni ho cominciato con l'intaglio del legno, seguito da mio zio, e a 9 anni sono arrivate la prima cinepresa, la prima reflex russa e la prima chitarra. Da quel momento non è passato un giorno senza che mi dedicassi alle mie "cose", come mi piace definirle. A 19 anni sono arrivato all'Accademia di Belle Arti di Firenze. Terminati gli studi sono stato ammesso alla Florence Academy of Art, una prestigiosa accademia americana di perfezionamento a numero chiuso. Nel 2008 sono volato a San Francisco per collaborare con Enrique Gonzalez Muller (produttore artistico che ha lavorato con NIN, Dave Matthews Band, Elisa, L'Aura, Zucchero ecc...) ed infine, dopo qualche tempo a Milano dove mi alternavo tra studio di registrazione e aiuto chef in un ristorante di sushi, altra mia grande passione, ho deciso di tornare un po' a casa per ricominciare da zero. Sentivo che era arrivato il momento di cercare qualcosa di nuovo e mi sono ritirato nel mio studio a sperimentare". La gavetta è stata fatta, insomma. E le collaborazioni di cui sopra hanno permesso al ragazzo di affinare le proprie abilità. Prova dell'ottimo livello di professionalità raggiunto, sono i due videoclip che ho avuto modo di vedere. Il primo è stato realizzato per la band garage-rock locale The Electric Flashbacks: "L'incontro con Tito e The Electric Flashbacks – continua Ivan - è avvenuto per puro caso. Stavano cercando un grafico per dei manifesti e un conoscente in comune ci ha messi in contatto. Quando ho terminato il lavoro ai manifesti, Tito è passato nel mio studio per ritirare gli elaborati e in quel momento stavo montando un video per un cantautore. Incuriosito. Mi ha domandato cosa fosse e gli ho mostrato velocemente qualche scena. Qualche tempo dopo mi ha invitato in sala prove. Sono stato subito colpito da quel sound perché si sposava alla perfezione con la linea stilistica che stavo cominciando a sperimentare. Dopo aver preparato uno storyboard molto dettagliato, l'affinità artistica ha preso il sopravvento. La mia idea iniziale era di riprendere in 16 o 35mm e poi usare una tecnica di sviluppo chiamata Cross Processing, ma il budget sarebbe schizzato alle stelle. Allora ho optato per una neutra ripresa digitale HD che successivamente ho elaborato al computer per ottenere un effetto simile alla pellicola. Tante ore di color correction e dopo qualche giorno sono arrivato a quello che avevo in testa. Da lì è iniziato il montaggio. L'idea del riquadrare più riprese sullo stesso piano è presa in prestito dal fumetto. Il videoclip ha preso subito questa direzione però, a differenza del fumetto, lo spettatore in questo caso non ha un filo conduttore che lo aiuta ad "attraversare" lo schermo. E' completamente libero di seguire gli assi visivi che percepisce più forti. Questo fa sì che, ad ogni visione, il videoclip risulti leggermente differente a seconda della direzione che lo spettatore, in maniera più o meno istintiva, fa prendere al proprio sguardo. Io stesso, durante il montaggio, sperimentavo diversi modi di guardare il video. A fine lavoro mi sembrava di aver lavorato a 4 videoclip contemporaneamente".Eh già, al videomaker montoriese non mancano di certo idee e meticolosità nell'elaborazione delle sue "cose": "L'aspetto razionale va sempre di pari passo con la componente istintiva del mio modo di operare. Questo perché l'improvvisazione e l'ispirazione del momento sono una fondamentale componente dell'arte. Ovviamente tra l'aspetto organizzativo e quello istintivo deve esserci una perfetta armonia ed è questo che ricerco nelle mie opere: la capacità di gestire nel tempo ed arricchire qualcosa che, per definizione, tende a svanire un attimo dopo averla "vissuta". La parte "poetica" della Storia dell'Arte ci ha spesso descritto i vari artisti come pazzi furiosi che gettavano d'istinto i colori, nel caso della pittura, sulle tele. Invece, facendo una ricerca approfondita, si può scoprire che persino Van Gogh aveva un taccuino per i bozzetti dove pianificava la direzione delle pennellate ed i colori da usare nei dipinti". Le basi non mancano ad Ivan D'Antonio, ma l'aspetto che più colpisce in lui è la capacità di mixare abilità e tecnica con una forte componente di ironia. Spesso impastata con forte originalità (prova ne è una serie di video comici in dialetto): "Il videoclip è stata una naturale evoluzione dei miei linguaggi. Ero arrivato ad un punto in cui volevo far parlare la pittura e far vedere la musica. La soluzione è arrivata subito! Ho cominciato con brevi corti scritti e diretti in giornata proprio per testare da subito le due componenti dell'arte di cui parlavo sopra. Per fortuna ho trovato nel mio amico Bruno Marcozzi un eccellente compagno di viaggio. Grazie alle sue interpretazioni i personaggi hanno preso vita e sono "usciti dallo schermo". L'uso del dialetto? E' venuto spontaneo perché, al mio ritorno dopo anni vissuti fuori, ho riscoperto la bellezza della nostra cultura ed ho deciso di renderla una parte importante delle mie opere. Adesso sono in cantiere opere più impegnative che spero vengano alla luce prima della fine dell'anno. Credo che dirigere un opera visiva non possa prescindere dallo stare dietro la cinepresa e dal dirigere in prima persona la fotografia. Io vivo il mondo dell'immagine in movimento dal punto di vista di un pittore che sta usando un nuovo medium per dar vita alle proprie opere. Troppo spesso ci si dimentica dell'importanza dell'aspetto visivo. Non posso far prendere al mio lavoro una direzione unica perché per me le arti, in realtà, sono una sola cosa. Cambia solo lo "strumento". Non a caso grandi registi sono spesso anche musicisti, pittori, scrittori ecc. Non mi piace il discorso semplicistico che sento spesso "non so esprimermi a parole per questo faccio arte", credo che l'attività artistica sia un'appendice della bocca, non una sostituta". E buon per noi che il talento grafico di questo ragazzo passi per tali riflessioni. Un ulteriore esempio per apprezzare quanto di buono ha realizzato Ivan D'Antonio? Oltre al videoclip degli Electric Flashbacks, un'altra promettente realtà musicale locale, Moveonout (il 5 marzo uscira il nuovo album "Here"), ha trovato "sfogo" alle proprie visioni nelle elaborazioni del talento nostrano: "Ho avuto l'occasione di poter lavorare al lancio del nuovo disco dei Moveonout "Here", una band che merita molta attenzione, scrivendo e dirigendo un "teaser" prodotto dalla Self Records e dagli StratoStudios. E' stata una bellissima esperienza – racconta Ivan - che è culminata proprio in questi giorni nella pubblicazione sul web del video promozionale con una calorosa risposta da parte del pubblico. Abbiamo girato di notte in un hotel che ci ha gentilmente concesso di utilizzare, nelle ore più calme, la propria hall. Il soggetto è nato dal mix di quello che ho letto nel testo del brano e dall'atmosfera che la musica mi ha lasciato immaginare. Dopo il primo ascolto, ad occhi chiusi, era già tutto "disegnato", e durante il sopralluogo all'hotel ho avuto subito la sensazione che quello era il posto che avevo "visto". Un'architettura fredda, geometrica, contrastata dai decori leggermente curvi sul pavimento. Un'armonia di grigi che rifletteva perfettamente il blu della luce usato per contrastare con il rosso dell'ascensore. La fotografia è stata rapida da realizzare dato che avevo l'impressione di aver già fatto quel lavoro quindi non ho mai dovuto procedere per tentativi. Un'esperienza davvero molto intensa. Una piccola chicca è il dolly che ho costruito appositamente per lavorare al teaser: due metri di una vecchia guida di un cancello tagliati e saldati a mano dove poi ho applicato una testa mobile di un vecchio tripode. Il tutto posizionato in discesa sulla rampa delle scale. Fare la carrellata a mano con quel dislivello, controllare il focus e allo stesso tempo gestire la dinamica della scena è stata una bella impresa! Ma il bello delle piccole produzioni è proprio questo: ingegnarsi. Per fortuna ho trovato nei Moveonout dei ragazzi davvero creativi e di larghe vedute e questo ha permesso di lavorare in completa armonia".Insomma, fa piacere constatare periodicamente che "visionari" cresciuti in provincia, e per forza di cose con pochi canali espressivi a disposizione, trovano comunque modo di farsi apprezzare per le proprie produzioni. E Ivan è uno di quelli che lo fa senza disdegnare le proprie radici. Anzi, pur avendo la possibilità di trasferirsi, ha deciso di restare e "combattere" in trincea: "In adolescenza – chiude il giovane di Montorio - ho scelto di partire per fare nuove esperienze e arricchire il mio bagaglio culturale. E queste esperienze sono state fondamentali. Ho deciso di tornare e di "combattere" qui, come dici, perché credo ancora che si possa tirar fuori da questa terra quella densità della nostra cultura che stenta ad uscire. Sono molto combattuto sul fatto di andare all'estero ma voglio provare ancora un po' a "scavare" per vedere se, effettivamente, sotto c'è dell'acqua da portare in superficie. Per il momento ho trovato alcuni "rabdomanti" come me ma cerco di trovarne sempre di più per dar vita ad un movimento culturale sincero e lontano dai meccanismi del mercato, il vero killer dell'arte. L'Abruzzo vive in una campana di vetro e pochissimo anzi quasi nessun aspetto della nostra cultura si conosce in Italia". Come dargli torto? Intanto, sempre sognando da Piazza Martiri della Libertà le mille luci di New York City, aiutiamoci a conoscere di più quello che di interessante e meno convenzionale si fa tra il Vezzola e il Tordino. Paolo Marini 1280 visite |
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Scrivo con grande soddisfazione quello che sto per scrivere. Una soddisfazione derivata dall'aver negli anni cristallizzato come "provinciale" spesso faccia rima con "superficiale". E al contempo di aver rivalutato l'accezione "di provincia". Vale per una storia come per una persona, essere di provincia aggiunge spesso una sfumatura di originalità a quello che l'arte in genere propone, un sapore differente che merita evidenza. In un ambiente di provincia, dopotutto, i talenti (e ce ne sono in ogni campo artistico) si scoprono, non si inventano. Non c'è marketing, stile studiato a tavolino, investimenti che tengano. Il contesto di provincia filtra l'attività di estrose e valide "menti" in maniera genuina, come una grande città non saprebbe fare. La noia o la gioia che esprime un milanese doc non può essere raccontata come lo farebbe un teramano doc. Stessa sarà la sostanza, diversa la forma. Il "loser" è un affascinante perdente ai margini dell'Impero, depresso in contesti metropolitani. Perchè viviamo una quotidianità che genericamente quantifica il valore della propria arte utilizzando come parametri il successo di massa o il numero di apparizioni in tv. Ma in quel caso, è più utile vedere come portano i capelli Borriello o Ibrahimovic, sapere in che spiaggia d'Italia vanno in vacanze la Hunziker e Belen e seguire le indicazioni.
La gavetta è stata fatta, insomma. E le collaborazioni di cui sopra hanno permesso al ragazzo di affinare le proprie abilità. Prova dell'ottimo livello di professionalità raggiunto, sono i due videoclip che ho avuto modo di vedere.
E buon per noi che il talento grafico di questo ragazzo passi per tali riflessioni. Un ulteriore esempio per apprezzare quanto di buono ha realizzato Ivan D'Antonio? Oltre al videoclip degli Electric Flashbacks, un'altra promettente realtà musicale locale,








