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Turbogas: intervista al Sindaco Gianni Chiodi che rassicura i cittadini
“Ma quale mostro! il paventare scenari apocalittici da desertificazione yemenita causati dalla nuova centrale turbogas, non è soltanto irresponsabile ma anche presuntuoso”

09-01-2006 17:14:29

Il consiglio comunale straordinario di oggi è la sede istituzionale deputata a chiarire le problematiche sociali, sanitarie, psicologiche e normative inerenti la realizzazione a Teramo della nuova centrale elettrica turbogas a ciclo combinato. Il dibattito democratico servirà a fissare i paletti per una razionale, cosciente e tranquilla discussione sul da farsi, in attesa della Valutazione d’Impatto Ambientale da parte dello Stato che fornirà l’analisi scientifica obiettiva e deputata a decretare il futuro dell’opera considerata “il mostro” dagli ambientalisti duri e puri. “In qualità di Sindaco della città di Teramo e di massima autorità sanitaria cittadina - assicura Gianni Chiodi - ho il dovere di ricercare tutte le possibili occasioni di sviluppo sostenibile del nostro territorio affinché le condizioni di vita ed il benessere dei concittadini possano migliorare e si possa sostenere il sistema dello stato sociale: il welfare”. Oggi il modello di sviluppo non può essere quello passato che non era né sostenibile a lungo termine né etico. “Per il futuro non saranno più le risorse pubbliche a pioggia a sostenere lo sviluppo: nel 2005 abbiamo cercato di reperire principalmente fondi per i progetti di sviluppo senza i quali potremmo fare solo chiacchiere. In dieci mesi, i 14 milioni di euro ottenuti dalla Regione e dallo Stato sono un risultato straordinario, ma è ben poca cosa rispetto a quello di cui avremmo bisogno”. Perché realizzare una nuova centrale termolettrica a gas naturale a Teramo? “Il progetto risponde ad una oggettiva esigenza del Gestore della rete di Trasmissione nazionale che lamenta una forte instabilità della rete elettrica in Abruzzo. La differenza tra produzione e consumo, pari a circa 2.400 Gigawatt/h annui, rende indispensabile importare energia da altre regioni e stati”. Il nucleare francese illumina le nostre case. “L’impianto di Teramo non solo renderebbe la Regione Abruzzo autonoma ma contribuirebbe a ridurre il deficit energetico nazionale. Infatti, a fronte di una richiesta di 310,7 migliaia di gigawatt, la produzione in Italia è di 260,1. Il saldo negativo per cui si ricorre all’importazione è di 50,6 migliaia di Gigawatt che è il più alto tra i 23 paesi europei. Basti pensare che la Germania ha un deficit di 2,9 migliaia di gigawatt, l’Inghilterra di 8,4, la Spagna di 5,3 mentre la Francia ha addirittura un surplus di 76,9 migliaia di gigawatt. Il Piano di sviluppo del Grtn per il triennio 2004-2006 individua l’Abruzzo settentrionale come una delle aree a livello nazionale dove è necessario disporre di nuova capacità produttiva. Il nostro Paese, per effetto della sottoscrizione del protocollo di Kyoto deve ridurre del 6,5% le emissioni di gas serra entro il 2010 rispetto al 1990: tra le misure individuate rientrano anche l’espansione di centrali a ciclo combinato per 3200 Megawatt”. Per quali motivi avete scelto la tipologia di impianto a ciclo combinato e la taglia di 980 Megawatt? “La tecnologia per questi tipi di impianto ha fatto passi da gigante per la riduzione degli impatti ambientali; si utilizza gas naturale che è il combustibile fossile a più alto tenore di idrogeno e con contenuto virtualmente nullo di zolfo. Nelle città quando le polveri superano alcuni limiti le macchine normali non possono circolare quelle a gas invece sì. Dove sorgerà l’impianto? “L’area individuata è di circa 9 ettari e si trova nel fondo valle Vomano. In particolare interessa la località contrada Cortellucci nella sua porzione meridionale in un’area al confine con i Comuni di Montorio e Basciano. Precisamente a 6.7 Km da Teramo, 6.3 Km da Montorio, 3 Km da Basciano. L’area è lontana da aree residenziali, ma contigua all’area industriale di Montorio ed è già servita da un importante gasdotto Edison. E quindi non in una zona di pianura ma in una valle dove i venti garantiscono una dispersione (in linea con l’insegnamento di uno studioso al prestigioso MIT di Boston citato sulla stampa dal consigliere Befacchia che a quanto sembra pensava fosse in pianura”. E’ vero che nell’area interessata al progetto sono stati appena ultimati i lavori di realizzazione dell’elettrodotto 380 mila Volts, S.Giacomo-Teramo con la sottostazione ubicata al lato del sito dove è prevista la centrale? “Nell’area si intersecano la linea dorsale adriatica e la linea che attraversa gli Appennini per raggiungere la zona di Roma. Tale accostamento consente l’iniezione in rete delle potenze prodotte senza la necessità di realizzare elettrodotti o potenziare quelli esistenti. Un anno fa, è entrata in funzione la sottostazione dell’Enel in contrada Cortellucci che consente il passaggio della linea a 380mila volts, è stata consentita e costruita nel silenzio più assoluto. Come converrete, si tratta di un opera che ha un impatto ambientale non trascurabile sia per l’inquinamento elettromagnetico che per quello estetico e paesaggistico. Di fatto ha compromesso l’utilizzo per scopi agricoli e residenziali dell’area immediatamente circostante, a mio giudizio già in parte compromessa dalla contigua area industriale di Montorio. Quella sottostazione (che il Prg adottato non riportava e non conosceva) fa sì che quell’area non possa essere adibita ad altro uso se non quella industriale anche nell’ottica di prolungamento di quella di Montorio oggi satura”. Quest’area è prossima ad un importante gasdotto: che cosa significa? “Tale situazione rende il nostro sito assai appetibile per la realizzazione di un impianto per la produzione di energia elettrica alimentato a gas naturale la cui negoziazione, così come accaduto per il centro commerciale, può costituire una ricchezza – naturalmente in presenza di alcune indispensabili condizioni circa l’impatto ambientale – per i cittadini Teramani. La condizione indispensabile è la valutazione di impatto ambientale. Se essa sussiste ed è positiva il progetto può inserirsi nell’ambito di quello che viene definito lo sviluppo sostenibile ed abbiamo, tutti, il dovere di valutarlo nell’interesse dei cittadini. Il paventare scenari apocalittici come la desertificazione yemenita per la Provincia di Teramo, la distruzione di vigneti e di frutta, invalidità e malattie incurabili, neoplasie e tracheiti, non è soltanto irresponsabile ma anche tristemente presuntuoso”. Nicola Facciolini