28-10-2006 17:25:26
Ha di recente pubblicato un volume di narrativa “Le prigioni di Clock” (Demian Edizioni), il regista Gianfranco Manetta, autore della serata di Gran Gala di premiazione dell’XI Premio Internazionale “G. Di Venanzo” di Teramo. “La scrittura è sempre stata la mia attività principale a cui poi ho affiancato la regia e l’insegnamento di tecniche di recitazione”. Dopo tanti anni vissuti a Roma per studiare filosofia, a Teramo Manetta ha iniziato a insegnare, a scrivere e produrre spettacoli teatrali. “Il libro è composto da dieci racconti senza tempo e senza luogo, uniti dai dialoghi tra il protagonista, che per l’impossibilità di scrivere si rifugia sul Gran Sasso, e il suo folletto”. Il lettore è libero di ambientarli dove lo porta l’immaginazione. Non è la prima esperienza letteraria dell’Autore. Manetta ha già pubblicato un libro di poesie tanti anni fa, partecipando a un concorso di letterartura erotica, ideato da un noto giornalista teramano e vincendo il primo premio. Questa esperienza letteraria avrà un futuro? “Certo, ho già scritto un romanzo che doveva essere pubblicato diversi anni fa e lo sarà a breve”. Il tema dei dieci racconti è l’impossibilità di narrare e di vivere nella società moderna. Con un linguaggio surreale l’Autore affronta quello che è il rischio di omologazione tipico della nostra società, in riferimento al pensiero unico dominante che ci fa sentire tutti individui destinatari dello stesso messaggio ma avulsi da un contesto sociale. Che cosa hai affrontato nel libro? “La problematica dei tasti neri, prendendo spunto anni fa da un racconto di Boris Yan, dove un barman ascoltando un pianoforte e i vari discorsi, mescolava i vari ingredienti, creando cocktail fantastici e surreali, ossia l’armonia. Io, invece, ho preso a riferimento la tastiera del pianoforte, isolando i tasti neri che poi dovrebbero essere le parti oscure che ogni individuo si porta dentro”. Alcuni di questi tasti neri appartengono – secondo l’Autore - a tutti anche se facciamo molta difficoltà a riconoscerlo. “Ad esempio, il tipico rapporto problematico con il mondo femminile, il bisogno di emergere dalla massa, l’impossibilità di essere capiti (il più delle volte una presunzione che coltiviamo fin dalla giovinezza) senza però metterci mai nei panni degli altri”. Alcuni critici dicono che i tuoi racconti hanno dei riferimenti a Pirandello e Leopardi: vero? “Certo, sono molto lusingato ma il libro è del lettore che crea poi tutti i riferimenti che vuole. Io desidero costruire una piccola visione del mondo, la più organicistica possibile”. Come? “Punto lo sguardo non sulle cose più palesi ma su quelle più nascoste, le nostre ombre che difficilmente riconosciamo”. Il regista Manetta insegnando nelle scuole teramane ha creato dei testi ad hoc per il teatro per ragazzi. “Devo molto alla mia esperienza presso un centro di psicanalisi esistenziale dove ho (ri)elaborato dei testi adattati poi per il teatro psicanalitico, andati in scena a Vienna e Mosca durante congressi internazionali, a Teramo ho fatto tre produzioni”. In queste settimane prende vita il progetto di Manetta di aprire un nuovo teatro a Teramo. “Si chiama “Electa Creativa Arts”, un nuovo centro multimediale con laboratori di teatro comico, danza, dizione e recitazione per adulti e ragazzi, attività di produzione delle varie attività elencate, un cartellone dove chiaramente diamo spazio a forme di teatro alternativo, fuori dai grandi circuiti: puntiamo sulla danza e teatro contemporanei, sui filoni emergenti, con rielaborazione del teatro classico in chiave moderna”. I Teramani ne hanno avuto già un assaggio. “A tal proposito – ricorda Manetta - per fare emergere le potenzialità artistiche dei giovani teramani, abbiamo realizzato un concorso-festival, “Interferenze”, strutturato come incursione di arte in città”. Evento andato in scena a settembre nel centro storico di Teramo. “La nostra è stata la prima esperienza in Abruzzo, ma non in Italia e nel resto d’Europa: è una nuova modalità di concepire l’arte, ringrazio l’Amministrazione comunale e provincale di Teramo per la fiducia e l’apprezzamento che ci hanno riconosciuto. Sono state scelte 20 locations dove l’artista ha messo in atto la propria performance di danza, teatro, musica. Alcuni sono di fama internazionale”. Gianfranco Manetta collabora con l’Associazione Teramo Nostra, con l’Amministrazione comunale e provinciale di Teramo, ma non ama essere etichettato politicamente. “No, assolutamente: giudico le persone nei fatti. Come Associazione Arte per la Pace, abbiamo partecipato alla Notte Bianca coordinando l’evento, in piazza Sant’Agostino, dedicato al folclore nazionale. E partecipiamo al concorso nazionale di teatro e tradizioni folcloristiche, portando in città i migliori gruppi dell’edizione 2006 di Arte per la Pace, per valorizzare la bella iniziativa della Notte Bianca. E’ un onore per me partecipare come regista alla serata di Gala del Premio internazionale Gianni Di Venanzo”. A proposito, la post fazione del libro di Manetta è stata scritta da Leonardo Persia. “Una scelta coraggiosa quella di affidarla a un critico cinematografico, ma anche molto soddisfacente perché Leonardo ha fornito un approccio al mio libro molto particolare”.
Nicola Facciolini