| La storia della Cometa Lovejoy e del suo giro attorno al Sole | | Stampa | |
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Giovedì 22 Dicembre 2011 |
È ufficiale. La cometa C/2011 W3 Lovejoy è sopravvissuta all'incontro ravvicinato con il Sole. Un abbraccio vitale più che mortale, per salutare il solstizio d'inverno boreale e d'estate australe. È la cometa di Natale e di Hanukkah A.D. 2011 perché ama la vita e la gioia al di là di ogni ragionevole dubbio. Incredibile ma vero, lo spettacolo continua. Il cuore di ghiaccio dell'astro chiomato ha resistito alle sfolgoranti radiazioni solari. Le drammatiche e intriganti sequenze del sorvolo cometario più spettacolare degli ultimi secoli, l'analisi dei dati acquisiti dall'armata dei sei osservatori spaziali (Stereo A e B, Sdo, Soho, Hinode e Proba-2) mobilitati dalla comunità scientifica internazionale e le foto scattate dagli astrofili di tutto il mondo, sono semplicemente stupefacenti. La Lovejoy ha meritato il giusto premio, il Guinness Universe Record. Neppure Cristoforo Colombo e Magellano avrebbero potuto fare di meglio. La cometa è riuscita a circumnavigare (dal greco περίπλους, períplous) il Sole con uno spettacolare volo radente. Le comete di questa classe sono meglio note come "Kreutz sungrazers" perché, grazie alle leggi di Newton e di Keplero, le loro orbite le conducono molto vicine al Sole. Il viaggio di questi corpi celesti ghiacciati che nella loro orbita attorno al Sole potrebbero fatalmente finire la propria folle corsa in un tuffo senza scampo nell'atmosfera del nostro luminare, non sempre desta meraviglia. In genere la loro vita si conclude troppo in fretta, senza clamori, nel più improvviso e inesorabile flash termonucleare. Stavolta, però, gli scienziati della Nasa sono rimasti sbalorditi quando l'hanno vista riemergere intatta, con tutto il suo splendore, dalla torrida atmosfera del Sole. La cometa Lovejoy ha attraversato la corona solare alle ore 20 italiane del giorno 16 dicembre 2011, alla quota di 120mila chilometri dalla superficie della nostra stella, secondo la Nasa. Le temperature della corona solare possono superare il milione di gradi Celsius. Ragion per cui gli scienziati avevano calcolato la pressoché totale disintegrazione dell'astro chiomato. Ma la Lovejoy è sopravvissuta all'inferno termonucleare. I video realizzati dal telescopio spaziale Solar Dynamics Observatory (SDO) della Nasa, mostrano la cometa mentre riemerge dalla sfera infuocata del Sole per tuffarsi di nuovo nel gelido spazio cosmico con tutta la sua bella coda di polveri e gas. La "breaking news" è interessante. Per riemergere da quel bagno di radiazioni, qualcosa è sicuramente successo. Altrimenti non sarebbe più con noi. Secondo gli scienziati la cometa ci avrebbe impartito una gran bella lezione di volo interstellare. Paragonabile alle evoluzioni dei cadetti della squadriglia Nova della Flotta Stellare e del capitano James T. Kirk (William Shatner). Celebre, nella saga di Star Trek, è la sua famosa manovra di volo radente sulla superficie solare per applicare le altrettanto celebri equazioni di Spock per il viaggio nel tempo. Il volo spiraliforme della Lovejoy, tuttavia, potrebbe essere la prova delle forze indotte sull'astro chiomato dalle onde di plasma della corona. Alcuni esperti ritengono che la coda sia stata rimbalzata avanti e indietro dalle ben note spire magnetiche dell'atmosfera solare. Ma sono soltanto ipotesi perché nessuno lo sa con certezza. L'interazione di un corpo celeste in volo radente nella corona di una stella, è un campo di ricerca d'avanguardia.Secondo gli scienziati, il fascino della cometa Lovejoy alle prese con il campo magnetico stellare è indescrivibile. I bruschi cambiamenti di direzione ricordano le modalità in cui il vento solare colpì la coda della cometa Encke nel 2007. Ma le sequenze offerte dalla Lovejoy sono più spettacolari. Il satellite SDO ha seguito la cometa durante le fasi di avvicinamento e continua a monitorarla. L'opportunità di osservare la vaporizzazione di una patata ghiacciata di oltre 200 metri di diametro, è stata servita dalla Natura sul piatto d'argento dei 18 strumenti scientifici a bordo di cinque differenti telescopi spaziali. Sul sito Sungrazing Comets website è possibile seguire in diretta le osservazioni del Solar Terrestrial Relations Observatory (STEREO) e del Solar and Heliospheric Observatory (SOHO), frutto della collaborazione scientifica e tecnologica tra la NASA e l'Agenzia Spaziale Europea (ESA). Gli scienziati si aspettavano, al massimo, la sopravvivenza di una parte della lunga coda di polveri e gas cometari, per una manciata di ore. Sicuramente non dell'intero nucleo della Lovejoy. Per cui grande è stata la meraviglia e la gioia nell'osservarla tutta intera immediatamente dopo l'intrigante sorvolo stellare. Gli scienziati ritengono che, come la Lovejoy, tutte le "Kreutz sungrazers" siano i frammenti di una cometa che si frantumò nel XII Secolo, circa mille anni fa. Probabilmente stiamo assistendo ai "fuochi" finali di piccoli astri chiomati nati dalla frammentazione della Grande Cometa dell'A.D. 1106. La loro classificazione si deve all'astronomo tedesco Heinrich Kreutz che nel XIX Secolo fu il primo ad osservarli. Generalmente queste piccole numerose comete (di circa 10 metri di diametro) hanno periodici incontri ravvicinati con il nostro luminare, ma raramente mostrano tendenze suicide in largo anticipo. La decisione finale solitamente spetta alle forze gravitazionali e mareali in gioco. SDO osserva la caduta sul Sole di parecchi frammenti cometari ogni settimana. La Lovejoy ha scatenato la curiosità degli scienziati, professionisti e non, al momento della scoperta, a causa delle sue dimensioni: appariva grande almeno dieci volte le sue "sorelline". Tra i 100 e i 200 metri di diametro. Un grosso frammento spuntato dal nulla e in rotta di collisione con il Sole! Per sopravvivere, ammettono gli scienziati, la cometa avrebbe dovuto vantare un cuore di almeno 500 metri di diametro con una massa ben più significativa della Lovejoy. La scoperta si deve all'australiano Terry Lovejoy, autore del "goal" tra il 27 e il 29 novembre 2011 grazie al suo telescopio Celestron di 8 pollici (aperto a f/2.1). La comunità scientifica internazionale si è immediatamente mobilitata per pianificare le osservazioni. Terry Lovejoy, 45 anni, lavora nel campo della "information technology" nelle Thornlands australiane, a Brisbane. La Nasa ha attivato le sue navicelle spaziali SDO, SOHO e STEREO. I giapponesi, il satellite Hinode e gli europei dell'ESA la batteria di sensori del Proba-2 per tracciare la cometa. La Nasa ha aperto un sito web specifico per fornire tutte le informazioni acquisite. Terry Lovejoy ha confessato tutta la sua felicità e soddisfazione per aver contribuito a queste ricerche, stimolando la curiosità di molti su oggetti celesti così imprevedibili che possono comunque essere osservati anche da Terra. Grazie a speciali filtri e telescopi solari. Queste comete potrebbero essere potenzialmente pericolose per la Terra? Certamente, se non sai prevedere su tipo di orbita navigheranno dopo essere riemerse dalla corona solare! D'altro canto tutti vorrebbero scoprire una cometa con un astro-binocolo o telescopio, per darle il proprio nome. In pochi ci riescono. E, tra i più fortunati, pochissimi possono offrire un contributo scientifico considerevole. La nuova interessante cometa Lovejoy è la prima della famiglia "Kreutz" che viene scoperta dalla superficie terrestre (e non dalle sonde) dal lontano 1970. La cometa Lovejoy era piuttosto grossa per la sua classe anche prima del tuffo sul Sole. Di quanto sarà dimagrita? Lo spettacolare show è in corso. I ricercatori vogliono analizzare tutti i dati per chiarire le modalità del sorvolo spiraliforme della cometa tra i fortissimi campi e plasmi magnetici del Sole. Altro record. Brillava dell'undicesima magnitudine il 3 dicembre scorso la Lovejoy. Ma quando Terry Lovejoy l'ha ufficialmente scoperta il 29 novembre, mentre osservava la costellazione del Centauro nel cielo australe, brillava della tredicesima. Grazie al suo C8 Schmidt-Cassegrain ed alla camera CCD applicata al telescopio, è spuntato così un nuovo astro d'argento destinato a far scuola. Dopo aver acquisito varie centinaia di immagini della fettina di cielo interessata, il Nostro si accorge del rapido movimento di un piccolo oggetto. Sulle prime, da buon ricercatore, non è affatto convinto della scoperta. Può trattarsi di un riflesso, scrive nella sua breve relazione preliminare. Ma le successive osservazioni del 29 novembre fugano ogni dubbio. Non è un riflesso, ma una nuova cometa. Il 2 dicembre 2011 Terry invia il telegramma ufficiale al Minor Planet Center (IAU) per comunicare la scoperta al mondo. È la sua terza cometa, stavolta designata con la sigla C/2011 W3. Il telescopio spaziale SOHO della Nasa ha finora individuato più di 1100 comete di questo tipo, la maggior parte delle quali sicuramente "sungrazers". Per gli amanti dei numeri, la scoperta della Lovejoy avviene 16 anni esatti dopo il lancio della sonda SOHO, il 2 dicembre 1995. Altra interessante coincidenza. I satelliti della Nasa Stereo A e B, che circondano il Sole, non potevano mancare all'appuntamento. La Lovejoy non è certamente grande come la Ikeya-Seti del 1965, ma le premesse ci sono tutte per il prossimo spettacolo cosmico. A cominciare dal fatto che Terry Lovejoy continuerà a dare il nome alla sua cometa per chissà quanti anni. Le sonde continuano a monitorare la situazione e gli amanti del cielo possono tranquillamente fotografarla in attesa di nuove sorprese. L'evento traumatico nella Lovejoy (con la sua lunga coda che circonda il Sole) ha sicuramente indebolito la sua struttura. Per cui non si escludono ulteriori frammentazioni e improvvisi flash di gas e polveri, prima che la cometa sprofondi di nuovo nelle regioni più interne del Sistema Solare. È il fascino misterioso di astri chiomati come questo, ad aver illuminato la notte santa di Betlemme duemila anni fa quando "il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi". © Nicola Facciolini 3493 visite |

È ufficiale. La cometa C/2011 W3 Lovejoy è sopravvissuta all'incontro ravvicinato con il Sole. Un abbraccio vitale più che mortale, per salutare il solstizio d'inverno boreale e d'estate australe. È 







