Lettera al nuovo Rettore dell'Università
03-02-2010 Ore 08:38
Al primo posto c'è il linguaggio.
Nel suo primo recente intervento da rettore, all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Bologna, Ivano Dionigi ha invitato i professori a recuperare il loro ruolo di maestri: «l’Università è l’antidoto al videoanalfabetismo imperante, il contraltare di certa modernità frettolosa e affannata, il luogo naturale che forma la classe dirigente di un Paese... Dobbiamo recuperare una vera e propria ecologia linguistica... Parlare bene, come diceva Platone, oltre a essere una bella cosa in sé, fa bene anche all’anima».
In Italia si rischia «una Babele linguistica», perchè «usiamo vocaboli vuoti, astratti, cadaverici».
Inoltre, è necessario coltivare la «memoria» e praticare «il ritorno al reale», spiegando «ai più giovani la bellezza e la durezza della realtà, dello studio, del lavoro e della vita. Vogliamo formare cittadini e non semplicemente ‘utili impiegati’. A noi professori si chiede di essere autorità non solo formativa e scientifica, ma anche morale».
Dionigi annuncia: «Nella prossima tassazione accentueremo il percorso meritocratico, per cui chi è più bravo, pagherà di meno». In particolare, «sarebbe esemplare esonerare dal pagamento delle tasse le matricole che l’Università riconosce eccezionali per merito».
Inevitabile l’accenno al governo. «Se sarà confermato per il 2011 il taglio complessivo di oltre 50 milioni di euro, anche un Ateneo glorioso, orgoglioso e sano come il nostro sarà messo in ginocchio. E allora tra qualche lustro, questo Paese rischierà di essere governato solo da figli di ricchi, italiani o no, che abbiano studiato a Londra o Stanford».
Anche Teramo, che non è Bologna, ha il suo Ateneo dove plasmare una nuova cittadinanza.
Anche la nostra Università può e deve essere «l’antidoto al videoanalfabetismo imperante». La TV porta alla trasformazione dei cittadini in fans. Il risultato è che ci ritroviamo un surrogato di democrazia, tanto che qualcuno si domanda addirittura se il Sindaco di Teramo "concederà" il referendum sullo stadio, quasi che Brucchi fosse Re Carlo Alberto di Savoia che concesse – bontà sua – lo Statuto Albertino.
Bisognerebbe tornare al sapere gerarchico, senza scorciatoie, al dovere di informare e di informarsi accuratamente come presupposto fondante dell'esercizio democratico.
L'idea Leniniana per la quale ogni cuoca può dirigere lo Stato si è rivelata disastrosa.
Quella per cui una velina può diventare Ministro le assomiglia molto.
Se tornassimo a sentire il fascino della moralità, della preparazione e della competenza, verremmo immediatamente fuori dalla crisi economica e dalla sottostante crisi di valori.
Il mio personale augurio al nuovo Rettore dell'Ateneo teramano (primo Rettore donna della nostra Università, cosa che fa oggettivamente ben sperare) è di volare alto, altissimo, iniziando dalla condivisione di intenti con il collega Dionigi, passando per il necessario ma sempre difficilissimo: "no ai favoritismi, si alla meritocrazia", finendo col ricordare che se gli studenti già all'università imparano l'arte della scorciatoia e del compromesso, poi come cittadini e futura classe dirigente della nostra città non faranno certo bella figura.
L'auspicio è che la credenza latina del "nomen omen" in questo caso sia veritiera e che mai come ora si possa dire che il destino è nel nome, oppure (per dirla con Giustiniano) che "nomina sunt consequentia rerum".
Christian Francia
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