| MaggioFest e il CINEMA visto da LEONARDO PERSIA | | Stampa | |
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Lunedì 07 Maggio 2012 |
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Caro diario, è tanto che non ci sentiamo ma fa lo stesso. Dopotutto, eravamo d'accordo così all'inizio. Ti racconto del cinema che si fa a Teramo, dei teramani che fanno cinema. E lo faccio quando posso. Stavolta, a darmene spunto è la ventunesima edizione del Maggio Fest, un pezzo di cultura teramana che resiste al passaggio del tempo e alle privazioni di questo inizio secolo. Apprezzo, mi incuriosisco e decido di farmi due chiacchiere con Leonardo Persia. Due chiacchiere con una persona che aldilà dei titoli per parlare di cinema (e ne ha, come vedrete) ha quell'innata capacità di non banalizzare il concetto di passione, sua e dei tanti aficionados del grande schermo. Ecco perchè gli ho chiesto innanzitutto di farmi capire come è nato il suo amore per il mondo in pellicola: "Il cinema mi colpì al cuore prima ancora di sapere cosa fosse. Ascoltavo a casa i fratelli maggiori parlarne e la parola aveva per me una strana, febbrile fascinazione. Sapevo che non si trattava di "circo" o "circolo", parole che conoscevo già. La parola mi intimidiva, non osavo chiedere, poi ho ceduto. Mi si rispose che era un luogo bello, dove però io avrei avuto sicuramente paura ad entrare perché buio e misterioso. Il fascino è aumentato, mio fratello non ha potuto fare a meno di portarmici. L'amore, come insegna Goethe, era già sbocciato ascoltando qualcun altro parlare dell'oggetto del desiderio. L'incontro reale con lo schermo mi ha ammutolito, ipnotizzato. Sono rimasto in silenzio tutto il tempo, a dispetto di quanto pronosticato da mia madre che pensava fossi troppo piccolo per starmene tranquillamente seduto (sulle gambe di mio fratello) per due ore di fila. Avevo tre anni". Ora Leonardo, di anni ne ha decisamente di più, e di cognome fa praticamente "Cinema". E' stato per diverso tempo il presidente del Cineclub Ennio Flaiano, all'Università di Teramo ha ricoperto il ruolo (dal 1999 fino al 2008) di docente integrativo di storia delle comunicazioni di massa e semiologia degli audiovisivi (la cattedra di Italo Moscati per intendersi). E nella sua Montorio dirige un corso di analisi del linguaggio cinematografico presso i locali del centro di aggregazione "Francesco De Angelis" dal 1998. Non sorprende quindi che dal 2005 curi per MaggioFest la sezione cinema: "Silvio Araclio, ideatore del MaggioFest, semplicemente mi ha chiesto di collaborare- racconta Leonardo Persia -, curando la sezione cinema del festival. E io semplicemente ho accettato. Gli incontri con il regista in sala sono andati sempre molto bene, i tentativi di allargare l'offerta cinematografica un po' meno. La retrospettiva sui film del '68, vent'anni dopo, ebbe un ottimo riscontro di pubblico. Così non è stato, e mi è davvero dispiaciuto, per quella, davvero esclusiva, sul futurismo. Era il 2009, c'era stato il terremoto il mese prima e continuavano le scosse. Forse questo ha influito". E quest'anno l'occhio attento di Persia si è andato a posare su Pietro Marcello: "E' un giovane autore di talento, uno dei nomi su cui potrebbe davvero rinascere il cinema italiano. Non a caso hanno parlato molto bene di lui anche all'estero, in Francia, in Germania, in Portogallo. Il suo è un cinema insolito, pluridirezionale e poetico, un'originale reinvenzione del genere documentaristico, ibridato con materiali eterogenei combinati benissimo con il tema di partenza. Un cinema umanistico, intelligente, pudico e di grande bellezza estetica. L'esatto contrario di come si presenta oggi la comunicazione televisiva ma anche il cinema che va per la maggiore, compreso quello d'autore. L'insolita forza poetica del suo "La bocca del lupo" (in basso, una foto tratta dal set) aveva scatenato pure l'entusiasmo di Lucio Dalla, che pochi sanno essere stato un vero intenditore di cinema".Ma con Leonardo non si può non parlare del cinema "biancorosso" e dei teramani che fanno cinema: "A Teramo sono sorti molti talenti. Va riconosciuto che il Cineforum Lumière-Di Venanzo ha saputo innescare una passione che la moderna tecnologia ha permesso poi di concretizzare in corti e lunghi di notevole interesse. Si pensi a Marco Chiarini o a Stefano Saverioni. Ma pure alla strada avant-garde, inconsueta e più difficile, percorsa da un Fabio Scacchioli. All'egregio lavoro di una Caterina Carone. Questi nomi si sono fatti notare nei festival nazionali e internazionali, c'è da andarne fieri. Speriamo che l'edizione VideA del MaggioFest possa essere la prima di una lunga serie dedicata ai filmakers in Teramo. Per quanto riguarda invece la passione per il cinema, da spettatori cioè, devo purtroppo constatare che non c'è un interesse altrettanto proficuo come da parte di chi intende mettersi dietro la telecamera o la macchina da presa. Kafka diceva giustamente che l'artista, anche il più indegno, è sempre il celebrante di una messa, mentre il critico, anche il più degno, solo un sacrestano. Io aggiungo che lo spettatore è invece il fedele. E la chiesa ha bisogno anche di fedeli, altrimenti il prete parla a vuoto. Secondo me, uno spettatore intelligente e attento è necessario quanto un regista. Ma un po' in tutte le arti c'è un grande squilibrio ormai. Moltissimi vogliono scrivere, pochissimi leggere". Ecco. Questo intendevo prima quando parlavo di saper dire senza banalizzare, comunicare in maniera chiara e attuale. Un'abilità che fa di Leonardo Persia un potenziale regista. A quanto pare, non solo nella mia testa: "Essere spettatore – chiude il critico cinematografico - è più facile, soprattutto per chi, come il sottoscritto, ha paura di quanto la concretezza della realtà possa distruggere il giocattolo. Credo che guardare i film in un certo modo possa essere comunque un atto di creatività, l'ha detto pure Gianni Amelio. Personalmente, io finisco per ri-girare, almeno mentalmente, ogni film visto. Mi piace coglierne gli aspetti più invisibili e meno ovvi, aggiungerne dei nuovi, è proprio questo che mantiene ancora vivissimo il mio amore per il cinema. In fondo, ogni teoria è illusoria: è innescare, creativamente, il proprio mondo in quello di un altro. A parte ciò, vorrei, e come, poter girare un film, a parte quelli mentali. In gioventù, ho giocato con il found footage, sulle riprese di altri, realizzando corti "critici" che mi è piaciuto moltissimo realizzare. Un vero film sarebbe però un'altra cosa. Non mi resta che confidare nelle passioni spente della vecchiaia. Nella possibilità, tra qualche anno, di aver la mente sgombra e il cuore ancora pulsante". Improvvisamente, mi è venuta voglia di rivedere "Quarto Potere". Intanto che ritrovo la versione in vhs che conservo ben impolverata da qualche parte, metto a cuocere due pop-corn!Paolo Marini 24872 visite |

Ora Leonardo, di anni ne ha decisamente di più, e di cognome fa praticamente "Cinema". E' stato per diverso tempo il presidente del Cineclub Ennio Flaiano, all'Università di Teramo ha ricoperto il ruolo (dal 1999 fino al 2008) di docente integrativo di storia delle comunicazioni di massa e semiologia degli audiovisivi (la cattedra di Italo Moscati per intendersi). E nella sua Montorio dirige un corso di analisi del linguaggio cinematografico presso i locali del centro di aggregazione "Francesco De Angelis" dal 1998. Non sorprende quindi che dal 2005 curi per MaggioFest la sezione cinema: "Silvio Araclio, ideatore del MaggioFest, semplicemente mi ha chiesto di collaborare- racconta Leonardo Persia -, curando la sezione cinema del festival. E io semplicemente ho accettato. Gli incontri con il regista in sala sono andati sempre molto bene, i tentativi di allargare l'offerta cinematografica un po' meno. La retrospettiva sui film del '68, vent'anni dopo, ebbe un ottimo riscontro di pubblico. Così non è stato, e mi è davvero dispiaciuto, per quella, davvero esclusiva, sul futurismo. Era il 2009, c'era stato il terremoto il mese prima e continuavano le scosse. Forse questo ha influito". E quest'anno l'occhio attento di Persia si è andato a posare su Pietro Marcello: "E' un giovane autore di talento, uno dei nomi su cui potrebbe davvero rinascere il cinema italiano. Non a caso hanno parlato molto bene di lui anche all'estero, in Francia, in Germania, in Portogallo. Il suo è un cinema insolito, pluridirezionale e poetico, un'originale reinvenzione del genere documentaristico, ibridato con materiali eterogenei combinati benissimo con il tema di partenza. Un cinema umanistico, intelligente, pudico e di grande bellezza estetica. L'esatto contrario di come si presenta oggi la comunicazione televisiva ma anche il cinema che va per la maggiore, compreso quello d'autore. L'insolita forza poetica del suo "La bocca del lupo" (in basso, una foto tratta dal set) aveva scatenato pure l'entusiasmo di Lucio Dalla, che pochi sanno essere stato un vero intenditore di cinema".
Ecco. Questo intendevo prima quando parlavo di saper dire senza banalizzare, comunicare in maniera chiara e attuale. Un'abilità che fa di Leonardo Persia un potenziale regista. A quanto pare, non solo nella mia testa: "Essere spettatore – chiude il critico cinematografico - è più facile, soprattutto per chi, come il sottoscritto, ha paura di quanto la concretezza della realtà possa distruggere il giocattolo. Credo che guardare i film in un certo modo possa essere comunque un atto di creatività, l'ha detto pure Gianni Amelio. Personalmente, io finisco per ri-girare, almeno mentalmente, ogni film visto. Mi piace coglierne gli aspetti più invisibili e meno ovvi, aggiungerne dei nuovi, è proprio questo che mantiene ancora vivissimo il mio amore per il cinema. In fondo, ogni teoria è illusoria: è innescare, creativamente, il proprio mondo in quello di un altro. A parte ciò, vorrei, e come, poter girare un film, a parte quelli mentali. In gioventù, ho giocato con il found footage, sulle riprese di altri, realizzando corti "critici" che mi è piaciuto moltissimo realizzare. Un vero film sarebbe però un'altra cosa. Non mi resta che confidare nelle passioni spente della vecchiaia. Nella possibilità, tra qualche anno, di aver la mente sgombra e il cuore ancora pulsante". Improvvisamente, mi è venuta voglia di rivedere "Quarto Potere". Intanto che ritrovo la versione in vhs che conservo ben impolverata da qualche parte, metto a cuocere due pop-corn!







