| MISS CANDACE HILLIGOSS' FLICKERING HALO | | Stampa | |
| Domenica 30 Ottobre 2011 11:42 |
|
Caro diario, ho finalmente avuto la possibilità di vedere l'ultimo film di Fabio Scacchioli e Vincenzo Core. Praticamente, i due teramani, "chirurgo delle immagini" il primo, "suonatore di suoni" il secondo, hanno trovato in rete un B-movie del 1962, diretto da Herk Harvey, dal titolo "Carnival of souls". Una sorta di culto minore per gli amanti del genere horror. Lo hanno visionato, analizzato, sezionato, rimontato, e vestito di una nuova "corazza" cinetica per farlo viaggiare verso altri lidi. Quasi un anno di lavoro ed eccolo qua il risultato che non ti...immagini. Il titolo è tutto un programma: "Miss Candace Hilligoss' flickering halo", cortometraggio (13' min) con protagonista l'attrice Candace Hilligoss (nella foto), filtrata attraverso un trattamento frenetico e minuzioso di effetti video (il flicker al quale ammicca il titolo è appunto uno di questi). Un mini-film, selezionato fra l'altro nella sezione "Orizzonti" della recente edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Sostanzialmente, la parte dell'importante kermesse di settore dedicata alle pellicole più innovative in ambito internazionale. Ai fuori di testa, insomma. In un'accezione positiva, però. Ma di Fabio Scacchioli e Vincenzo Core ho già parlato in passato. Adesso, grazie al Premio Internazionale della Fotografia Cinematografica Gianni Di Venanzo, ho avuto la possibilità di vedere a Teramo la pellicola. Facciamo così, caro il mio diario. Ti butto là delle "keywords" che ti possono aiutare: Fuori Orario, David Lynch, Tetsuo, John Cage, olofonia, Bill Viola, video-art. Ora che hai frullato in testa questi concetti, e tutti quelli che queste persone e parole ti generano, puoi avere un approccio facilitato al film. Che a me è piaciuto. E che mi ha fatto viaggiare comodamente seduto in un mondo che non da peso narrativo a parole o azioni. Non credo che chiedendosi il "perchè" si possa infatti apprezzare un corto del genere. Semmai, il "come" può incuriosire maggiormente. Riflettere sulla meticolosità che sta dietro non solo alla scelta dell'immagine ma anche alla ricerca del suono viene dopotutto spontaneo a posteriori. Come spontaneo è l'apprezzamento per come l'associazione fra le due anime del progetto è portata con ottimi risultati sullo schermo. "Miss Candace Hilligoss' flickering halo" ti prende e ti porta verso un mondo che non conosci, come solo la forza di questo tipo di cinema ("pronipote" di George Meliès per intendersi) può fare. O ti lasci andare, o cerchi i punti di riferimento abituali, rischiando di rimanere indietro. C'è frenesia, un leggero tocco noir, rimandi alla suspense tipica del primo Polanski, i suoni ti accompagnano e si vestono delle sensazioni che le immagini stimolano. Complimenti! Candace Hilligoss non lo sa, e forse, magari nel chiuso della sua casetta del South Dakota, non lo saprà mai, ma è capace di emozionare anche oggi.Paolo Marini 10381 visite |

Adesso, grazie al Premio Internazionale della Fotografia Cinematografica Gianni Di Venanzo, ho avuto la possibilità di vedere a Teramo la pellicola. Facciamo così, caro il mio diario. Ti butto là delle "keywords" che ti possono aiutare: Fuori Orario, David Lynch, Tetsuo, John Cage, olofonia, Bill Viola, video-art. Ora che hai frullato in testa questi concetti, e tutti quelli che queste persone e parole ti generano, puoi avere un approccio facilitato al film. Che a me è piaciuto. E che mi ha fatto viaggiare comodamente seduto in un mondo che non da peso narrativo a parole o azioni. Non credo che chiedendosi il "perchè" si possa infatti apprezzare un corto del genere. Semmai, il "come" può incuriosire maggiormente. Riflettere sulla meticolosità che sta dietro non solo alla scelta dell'immagine ma anche alla ricerca del suono viene dopotutto spontaneo a posteriori. Come spontaneo è l'apprezzamento per come l'associazione fra le due anime del progetto è portata con ottimi risultati sullo schermo. "Miss Candace Hilligoss' flickering halo" ti prende e ti porta verso un mondo che non conosci, come solo la forza di questo tipo di cinema ("pronipote" di George Meliès per intendersi) può fare. O ti lasci andare, o cerchi i punti di riferimento abituali, rischiando di rimanere indietro. C'è frenesia, un leggero tocco noir, rimandi alla suspense tipica del primo Polanski, i suoni ti accompagnano e si vestono delle sensazioni che le immagini stimolano. Complimenti! Candace Hilligoss non lo sa, e forse, magari nel chiuso della sua casetta del South Dakota, non lo saprà mai, ma è capace di emozionare anche oggi.







